Finalmente giungeva la sera in città, il buio iniziava a
padroneggiare tra le vie semideserte e la gente, simile a formiche ben
organizzate, faceva ritorno alle proprie case.
Il mio inconscio mi diceva di osservare, di captare ogni singola
dimostrazione di superficialità che la vita in qualche modo tende a far
rispecchiare nelle persone che vivono di sogni e di mezze realtà. Li vedevo
tutti belli, senza malumori, cordiali e anche simpatici. Questo sciame
improvviso di persone mi faceva stare bene, pensavo che veramente il mondo è
vivo, che non siamo qui per caso.. Dalla mia finestra ammiravo tutto questo,
nascosto dietro una tenda sognavo mentre osservavo. Passavano le ore e i minuti, ma lei non si faceva
vedere, era nascosta, forse impaurita.. Non volevo intimidirla o renderla
nervosa, volevo solo ammirarla mentre camminava per la strada, sicura di
accaparrarsi gli sguardi di uomini speranzosi.
Era bella, sensuale, aveva gli occhi azzurri e capelli color miele, alta
forse un metro e sessantacinque/settanta, un’età che non andava oltre i trenta
anni. Portava ai piedi sempre i tacchi,
alti dieci o nove centimetri, sapeva camminarci come Gesù camminava
sull’acqua. Quel giorno non la vidi, ma
la pensai intensamente. Dal cielo iniziò a calare la nebbia e dalla mia finestra
non vidi più nulla, solo i fantasmi di una notte che cominciava a farsi
desolata. Prima di addormentarmi pregai
intensamente, pregai di poterla ancora vedere.. La mattina seguente mi svegliai
colto da una irrefrenabile tentazione, volevo recarmi in strada e beffeggiare i
passanti, renderli pagliacci, usurpare la loro vita. Mi domandai più volte il
motivo di questo mio istinto di vegliare da padrone su altre anime a me
sconosciute, non trovai però la risposta.
La giornata si prospettava lunga, era appena iniziato un nuovo giorno,
pensai che forse oggi avrei incontrato la dama dai capelli di miele e me ne sarei ancor più innamorato.. Abbandonai quell’istinto primitivo di
usurpatore delle vite altrui e scrissi l’ultimo capitolo del mio libro, accompagnato
come sempre, quando mi concedevo alla scrittura, da sigarette, whisky e
pensieri.. La mia umile vita era soppressa da emozioni continue positive e
negative, ricordi lontani, sguardi verso il mio futuro di scrittore. Il sesso
mi sembrava il nulla in quei momenti di sfogo completo, poteva sedurmi
qualsiasi donna, anche la più bella di tutte, io non mi sarei concesso. Mi sembrava
di scrivere un’opera tenebrosa , tanto era intenso di dolore il mio racconto,
spiegavo ai miei lettori che il peggior errore che un uomo può fare nell’arco
della sua vita è quello di amare profondamente una donna, il rischio di
soffrire è acuto e duraturo. Non avrei mai voluto provare un sentimento del
genere. Sbirciando dalla finestra quell’essere stupendo, quella fata
misericordiosa, provai il puro amore. Prima o poi avrei dovuto affrontare la
questione, sarei dovuto uscire di casa e provare a fermarla e conoscerla, non
potevo andare avanti a spiarla in quel modo orrendo.. Passarono alcune ore e
finalmente portai a termine il mio romanzo, ci sono voluti mesi di intenso
lavoro per finirlo, ora era pronto per essere spedito al mio editore, il quale
avrebbe provveduto alla pubblicazione.
Io campavo di questo, di scrittura.. Scrivevo brevi racconti, poesie e
articoli per un giornale di città Quando mi andava bene, riuscivo ad arrivare
alla fine del mese, altrimenti mi arrangiavo come potevo.. La vita era dura per
chi cercava di realizzare un sogno. Spesso ero solo, non avevo molti amici,
passavo le mie giornate a scrivere e ad aspettare che lei passasse sotto la mia
casa. Amavo riflettere e crearmi
problemi, dimenticare il più velocemente possibile una mia possibile relazione
andata male. Le donne sono state sempre affascinate da me, non mi posso lamentare,
il fascino dello scrittore era qualcosa di veramente superlativo.. Eppure
fumavo e bevevo come una spugna, il mio fisico non era un gran che ma comunque
riuscivo a piacere e di certo non mi lamentavo. Però mai nessuna mi ha colpito
tanto da innamorarmene, solo avventure di pochi mesi e molto sesso.. Nel
pomeriggio sarei dovuto andare in una libreria in centro, dovevo fare da
relatore a uno scrittore che presentava la sua opera poetica, dovevo fargli
qualche domanda sulla poesia, sulla sua vita, niente di troppo eccessivo, avrei
lasciato molto spazio all’autore per permettergli di poter interagire a
sufficienza con il pubblico. Di solito mi annoiavo a fare queste cose, ma quel
giorno era diverso, avevo una forte energia positiva, quindi andai e feci il
mio intervento. L’autore del libro ricevette molti applausi e vennero vendute
una dozzina di copie. Il mio lavoro di relatore era terminato, venni pagato e
tornai a casa. La sera stava lentamente giungendo e come spesso facevo, mi
accomodai dietro la finestra a osservare le persone e sperare di poter rivedere
la mia incantevole dama passare per poi andarsene e sparire nuovamente. Quella sera la fortuna non era dalla mia
parte, la mia musa non passò.. Mi sentivo ridicolo a fare questo. Preso da un
gesto di ira diedi un pugno alla porta e uscii di casa correndo, dovevo
trovarla.. Se passava spesso di qui, non poteva andare molto lontano, la strada
finiva alla fine della via, c’era solo una traversa che portava in una piazza,
dove non c’erano abitazioni perché vi era la sede di una associazione
culturale. Quindi le ipotesi erano due, o abitava in zona o si recava la sera
presso l’associazione.. Decisi di
trovarla. La mia timidezza mi ostacolava, feci pochi passi e mi fermai, ero
confuso, non sapevo bene cosa fare.. Proseguire o rinunciare? Se avessi deciso
di rinunciare non me lo sarei mai perdonato, quindi decisi di andare avanti.
Intanto tutte queste formiche operaie che facevano rientro a casa mi
sconvolgevano i pensieri, però era divertente osservarle.. Arrivai fino alla fine della via senza
vederla, mi recai anche all’associazione ma anche lì non c’era. Feci ritorno a casa con l’amaro in bocca,
sperando di vederla il giorno seguente. Mi sentii solo quella sera, affannato
dal silenzio, bevvi un bicchiere di whisky e riposai la mia mente e il mio
cuore. Il giorno seguente mi svegliai con
la sensazione di essere un uomo libero ma solo, solo nel mondo, io e la mia
creatività. Mi misi alla finestra e sbirciai all’esterno. Il solito formicaio
impazzito, da lontano però notai d’improvviso lei, con passo lento e graziato,
si accingeva a passare sotto la mia finestra.
Mi emozionai, non volevo perderla nuovamente quindi mi vestii e uscii di
casa promettendomi di fermarla e chiederle il nome. Una volta fuori il mio
cuore cominciò a battere fortissimo, il mio sguardo si era trasformato in
passione. Mi passò accanto, sentii i suoi capelli sfiorarmi, mi voltai e la
seguii con gli occhi di un bambino affascinato da una fata, presi coraggio e
affrontai il mio destino. La rincorsi e
la fermai. Il cuore sembrava esplodere, le chiesi scusa, ma era molto che
volevo farlo.. I suoi occhi più che spaventati da un’irruenza simile sembrava
sorridessero.. Sul mio volto apparse un sorriso inetto, complice l’imbarazzo
che stavo provando in quel momento. Il
mutismo era imbarazzante, non riuscivo a parlare. I suoi occhi erano magnetici.
Pensai che la cosa migliore da fare era quella di andarsene, visto il mio
stupido silenzio. Ma lei improvvisamente mi chiese se io ero quello della
finestra, l’uomo che la osservava tutti i giorni, gli risposi di si che ero io.
Mi colpirono molto queste sue parole, la mia insicurezza crebbe molto di più..
- ti ho visto molte volte, mi piace quando mi guardi - Disse lei. – perché?- le
risposi. – perché non lo so, ma
sicuramente mi piace..- le chiesi: - ti
posso accompagnare?- E fu cosi che
camminammo per un’ ora e parlammo di tutto, ci raccontammo la nostra vita, i
nostri sogni. Si chiamava Claudia, aveva ventinove anni e lavorava part-time in
un negozio di abbigliamento. Faceva questa strada per andare a trovare una sua
amica che abitava poco più giù della traversa dove abitavo io, andava spesso a trovarla perché era affetta da
una grave malattia che non le permetteva di muoversi dal letto. Quella
mattinata ebbe un risvolto piacevolissimo, non avrei mai creduto di poterle
parlare, di poterla guardare da vicino, di ammirare tutto il suo enorme fascino
di donna. Le domandai se ci saremmo potuti rivedere uno di questi giorni, lei
ci pensò un attimo e disse: -perché no! Vieni a trovarmi al lavoro, in via
degli ode scalchi, ci prendiamo un caffè, il negozio si chiama “Teddy” ci
vediamo lì alle 11.00. Ce l’avevo fatta, finalmente avevo un appuntamento con
Claudia, la salutai con un sorriso a centomila denti e tornai a casa contento e
sollevato. Mi misi a scrivere una poesia, il titolo era “Claudia mia”. La
mattina seguente mi si svegliai di buon ora, mi feci la doccia e bevvi un
caffè. Mi sentivo emozionato, -chissà cosa ci diremo- Pensai.. La giornata non
era molto bella, dal cielo cadeva pioggia, ma io ero felice lo stesso.. Mi
vestii e uscii di casa, mi feci trovare alle 11.00 precise davanti al negozio
dove lavorava, lei era lì, splendente più che mai. Dissi: -Ciao- Aveva la faccia triste, gli occhi gonfi di
lacrime. -E’ successo qualcosa?- Dissi con preoccupazione. - La mia amica è
morta questa notte, ha avuto un attacco cardiaco, non è stato possibile fare
nulla..- Davanti a me avevo una donna distrutta
dal suo dolore. – Mi dispiace, cosa posso fare? - Niente - Mi rispose - Io per
lei ero più di una semplice amica, ero una sorella, aveva solo me, ed io in
qualche modo avevo solo lei.. Scusami tanto ma voglio restare sola..- - Non ti preoccupare – Le dissi. – Se vuoi possiamo vederci un altro giorno..-
- No meglio di no - Rispose. La salutai
affranto, mi dispiaceva vederla soffrire e mi dispiaceva non aver avuto il
tempo di conoscerla.. Le dissi: - Io
comunque ti lascio il mio numero di telefono, 33945745.. Te lo scrivo su questo
foglietto, se vuoi quando ti sentirai meglio chiamami..- Prese il numero ma non disse nulla, con un
cenno del capo mi salutò e le nostre strade si divisero senza mai essere state
unite.. Passarono i giorni ma il
telefono non squillò mai, ormai avevo perso la speranza, non ci credevo più che
mi potesse chiamare e infatti non lo fece. Tornai a fare il mio lavoro, a
scrivere e documentarmi sulla vita, sulle sue verità e falsità, tornai nuovamente
dietro una tenda a sperare di poterla rivedere un giorno.
Marco Feliciani
Nessun commento:
Posta un commento