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lunedì 26 marzo 2012

Dietro una tenda


Finalmente giungeva la sera in città, il buio iniziava a padroneggiare tra le vie semideserte e la gente, simile a formiche ben organizzate, faceva ritorno alle proprie case.  Il mio inconscio mi diceva di osservare, di captare ogni singola dimostrazione di superficialità che la vita in qualche modo tende a far rispecchiare nelle persone che vivono di sogni e di mezze realtà. Li vedevo tutti belli, senza malumori, cordiali e anche simpatici. Questo sciame improvviso di persone mi faceva stare bene, pensavo che veramente il mondo è vivo, che non siamo qui per caso.. Dalla mia finestra ammiravo tutto questo, nascosto dietro una tenda sognavo mentre osservavo.  Passavano le ore e i minuti, ma lei non si faceva vedere, era nascosta, forse impaurita.. Non volevo intimidirla o renderla nervosa, volevo solo ammirarla mentre camminava per la strada, sicura di accaparrarsi gli sguardi di uomini speranzosi.  Era bella, sensuale, aveva gli occhi azzurri e capelli color miele, alta forse un metro e sessantacinque/settanta, un’età che non andava oltre i trenta anni.  Portava ai piedi sempre i tacchi, alti dieci o nove centimetri, sapeva camminarci come Gesù camminava sull’acqua.  Quel giorno non la vidi, ma la pensai intensamente. Dal cielo iniziò a calare la nebbia e dalla mia finestra non vidi più nulla, solo i fantasmi di una notte che cominciava a farsi desolata.  Prima di addormentarmi pregai intensamente, pregai di poterla ancora vedere.. La mattina seguente mi svegliai colto da una irrefrenabile tentazione, volevo recarmi in strada e beffeggiare i passanti, renderli pagliacci, usurpare la loro vita. Mi domandai più volte il motivo di questo mio istinto di vegliare da padrone su altre anime a me sconosciute, non trovai però la risposta.  La giornata si prospettava lunga, era appena iniziato un nuovo giorno, pensai che forse oggi avrei incontrato la dama dai capelli di miele e  me ne sarei ancor più innamorato..  Abbandonai quell’istinto primitivo di usurpatore delle vite altrui e scrissi l’ultimo capitolo del mio libro, accompagnato come sempre, quando mi concedevo alla scrittura, da sigarette, whisky e pensieri.. La mia umile vita era soppressa da emozioni continue positive e negative, ricordi lontani, sguardi verso il mio futuro di scrittore. Il sesso mi sembrava il nulla in quei momenti di sfogo completo, poteva sedurmi qualsiasi donna, anche la più bella di tutte, io non mi sarei concesso. Mi sembrava di scrivere un’opera tenebrosa , tanto era intenso di dolore il mio racconto, spiegavo ai miei lettori che il peggior errore che un uomo può fare nell’arco della sua vita è quello di amare profondamente una donna, il rischio di soffrire è acuto e duraturo. Non avrei mai voluto provare un sentimento del genere. Sbirciando dalla finestra quell’essere stupendo, quella fata misericordiosa, provai il puro amore. Prima o poi avrei dovuto affrontare la questione, sarei dovuto uscire di casa e provare a fermarla e conoscerla, non potevo andare avanti a spiarla in quel modo orrendo.. Passarono alcune ore e finalmente portai a termine il mio romanzo, ci sono voluti mesi di intenso lavoro per finirlo, ora era pronto per essere spedito al mio editore, il quale avrebbe provveduto alla pubblicazione.  Io campavo di questo, di scrittura.. Scrivevo brevi racconti, poesie e articoli per un giornale di città Quando mi andava bene, riuscivo ad arrivare alla fine del mese, altrimenti mi arrangiavo come potevo.. La vita era dura per chi cercava di realizzare un sogno. Spesso ero solo, non avevo molti amici, passavo le mie giornate a scrivere e ad aspettare che lei passasse sotto la mia casa.  Amavo riflettere e crearmi problemi, dimenticare il più velocemente possibile una mia possibile relazione andata male. Le donne sono state sempre affascinate da me, non mi posso lamentare, il fascino dello scrittore era qualcosa di veramente superlativo.. Eppure fumavo e bevevo come una spugna, il mio fisico non era un gran che ma comunque riuscivo a piacere e di certo non mi lamentavo. Però mai nessuna mi ha colpito tanto da innamorarmene, solo avventure di pochi mesi e molto sesso.. Nel pomeriggio sarei dovuto andare in una libreria in centro, dovevo fare da relatore a uno scrittore che presentava la sua opera poetica, dovevo fargli qualche domanda sulla poesia, sulla sua vita, niente di troppo eccessivo, avrei lasciato molto spazio all’autore per permettergli di poter interagire a sufficienza con il pubblico. Di solito mi annoiavo a fare queste cose, ma quel giorno era diverso, avevo una forte energia positiva, quindi andai e feci il mio intervento. L’autore del libro ricevette molti applausi e vennero vendute una dozzina di copie. Il mio lavoro di relatore era terminato, venni pagato e tornai a casa. La sera stava lentamente giungendo e come spesso facevo, mi accomodai dietro la finestra a osservare le persone e sperare di poter rivedere la mia incantevole dama passare per poi andarsene e sparire nuovamente.  Quella sera la fortuna non era dalla mia parte, la mia musa non passò.. Mi sentivo ridicolo a fare questo. Preso da un gesto di ira diedi un pugno alla porta e uscii di casa correndo, dovevo trovarla.. Se passava spesso di qui, non poteva andare molto lontano, la strada finiva alla fine della via, c’era solo una traversa che portava in una piazza, dove non c’erano abitazioni perché vi era la sede di una associazione culturale. Quindi le ipotesi erano due, o abitava in zona o si recava la sera presso l’associazione..  Decisi di trovarla. La mia timidezza mi ostacolava, feci pochi passi e mi fermai, ero confuso, non sapevo bene cosa fare.. Proseguire o rinunciare? Se avessi deciso di rinunciare non me lo sarei mai perdonato, quindi decisi di andare avanti. Intanto tutte queste formiche operaie che facevano rientro a casa mi sconvolgevano i pensieri, però era divertente osservarle..  Arrivai fino alla fine della via senza vederla, mi recai anche all’associazione ma anche lì non c’era.  Feci ritorno a casa con l’amaro in bocca, sperando di vederla il giorno seguente. Mi sentii solo quella sera, affannato dal silenzio, bevvi un bicchiere di whisky e riposai la mia mente e il mio cuore.  Il giorno seguente mi svegliai con la sensazione di essere un uomo libero ma solo, solo nel mondo, io e la mia creatività. Mi misi alla finestra e sbirciai all’esterno. Il solito formicaio impazzito, da lontano però notai d’improvviso lei, con passo lento e graziato, si accingeva a passare sotto la mia finestra.  Mi emozionai, non volevo perderla nuovamente quindi mi vestii e uscii di casa promettendomi di fermarla e chiederle il nome. Una volta fuori il mio cuore cominciò a battere fortissimo, il mio sguardo si era trasformato in passione. Mi passò accanto, sentii i suoi capelli sfiorarmi, mi voltai e la seguii con gli occhi di un bambino affascinato da una fata, presi coraggio e affrontai il mio destino.  La rincorsi e la fermai. Il cuore sembrava esplodere, le chiesi scusa, ma era molto che volevo farlo.. I suoi occhi più che spaventati da un’irruenza simile sembrava sorridessero.. Sul mio volto apparse un sorriso inetto, complice l’imbarazzo che stavo provando in quel momento.  Il mutismo era imbarazzante, non riuscivo a parlare. I suoi occhi erano magnetici. Pensai che la cosa migliore da fare era quella di andarsene, visto il mio stupido silenzio. Ma lei improvvisamente mi chiese se io ero quello della finestra, l’uomo che la osservava tutti i giorni, gli risposi di si che ero io. Mi colpirono molto queste sue parole, la mia insicurezza crebbe molto di più.. - ti ho visto molte volte, mi piace quando mi guardi - Disse lei. – perché?- le risposi.  – perché non lo so, ma sicuramente mi piace..-  le chiesi: - ti posso accompagnare?-  E fu cosi che camminammo per un’ ora e parlammo di tutto, ci raccontammo la nostra vita, i nostri sogni. Si chiamava Claudia, aveva ventinove anni e lavorava part-time in un negozio di abbigliamento. Faceva questa strada per andare a trovare una sua amica che abitava poco più giù della traversa dove abitavo io,  andava spesso a trovarla perché era affetta da una grave malattia che non le permetteva di muoversi dal letto. Quella mattinata ebbe un risvolto piacevolissimo, non avrei mai creduto di poterle parlare, di poterla guardare da vicino, di ammirare tutto il suo enorme fascino di donna. Le domandai se ci saremmo potuti rivedere uno di questi giorni, lei ci pensò un attimo e disse: -perché no! Vieni a trovarmi al lavoro, in via degli ode scalchi, ci prendiamo un caffè, il negozio si chiama “Teddy” ci vediamo lì alle 11.00. Ce l’avevo fatta, finalmente avevo un appuntamento con Claudia, la salutai con un sorriso a centomila denti e tornai a casa contento e sollevato. Mi misi a scrivere una poesia, il titolo era “Claudia mia”. La mattina seguente mi si svegliai di buon ora, mi feci la doccia e bevvi un caffè. Mi sentivo emozionato, -chissà cosa ci diremo- Pensai.. La giornata non era molto bella, dal cielo cadeva pioggia, ma io ero felice lo stesso.. Mi vestii e uscii di casa, mi feci trovare alle 11.00 precise davanti al negozio dove lavorava, lei era lì, splendente più che mai. Dissi: -Ciao-  Aveva la faccia triste, gli occhi gonfi di lacrime. -E’ successo qualcosa?- Dissi con preoccupazione. - La mia amica è morta questa notte, ha avuto un attacco cardiaco, non è stato possibile fare nulla..-  Davanti a me avevo una donna distrutta dal suo dolore. – Mi dispiace, cosa posso fare? - Niente - Mi rispose - Io per lei ero più di una semplice amica, ero una sorella, aveva solo me, ed io in qualche modo avevo solo lei.. Scusami tanto ma voglio restare sola..-  - Non ti preoccupare – Le dissi.  – Se vuoi possiamo vederci un altro giorno..- - No meglio di no - Rispose.  La salutai affranto, mi dispiaceva vederla soffrire e mi dispiaceva non aver avuto il tempo di conoscerla..  Le dissi: - Io comunque ti lascio il mio numero di telefono, 33945745.. Te lo scrivo su questo foglietto, se vuoi quando ti sentirai meglio chiamami..-  Prese il numero ma non disse nulla, con un cenno del capo mi salutò e le nostre strade si divisero senza mai essere state unite..  Passarono i giorni ma il telefono non squillò mai, ormai avevo perso la speranza, non ci credevo più che mi potesse chiamare e infatti non lo fece. Tornai a fare il mio lavoro, a scrivere e documentarmi sulla vita, sulle sue verità e falsità, tornai nuovamente dietro una tenda a sperare di poterla rivedere un giorno.



Marco Feliciani

domenica 25 marzo 2012

La politica non fa scherzi

Potremmo dire  w la politica, w la rivoluzione, w chi combatte e chi sogna. Ma la politica è sporca, la rivoluzione è roba antica, combattere è passato di moda e sognare non è più stimolante..Crediamo ancora in una resistenza continua e valorosa?

giovedì 15 marzo 2012

Placido Rizzotto

Mercoledi' 21 Marzo alle ore 21.00 presso il circolo PD F.Rigoldi verrà proiettato il film "Placido Rizzotto anno 2000". Per non dimenticare il sindacalista ucciso dalla mafia di Corleone il circolo farà una raccolta firme da consegnare poi all'Unità per i funerali di stato di Rizzotto. L'Italia non deve dimenticare una figura cosi importante  come quella di Placido, un uomo che ha combattuto fino alla morte la mafia, affrontandola sempre senza timore e a testa alta.

giovedì 8 marzo 2012

Rebel hot

Sabato 10 Marzo alle ore 21.00 si esibiranno al circolo PD Rigoldi di via Hermada 8 (Milano-Niguarda) il trio folk "Rebel hot". I quali ci proporranno un repertorio che spazia dalle danze balcaniche a quelle greche, dalle tarantelle italiane alle mazurke francesi. La band è composta da Paola Giuliante alla fisarmonica, Christian Sgarella alle percussioni e Nicolas Srecklinger al clarinetto.

L'ingresso è gratuito.

Ivano Mingotti "Sotto un sole nero"

Al circolo PD Rigoldi (Niguarda) ieri sera, 7 Marzo, si è svolta la presentazione del libro di Ivano Mingotti "Sotto un sole nero". L'autore del libro ha presentato il suo romanzo raccontandoci la sua opera letteraria.  Il libro è molto intenso e piacevole nella lettura, una storia anormale nella sua progettazione ma sublime nel suo carattere.  La serata si è dimostrata di alto gradimento culturale, con dibattiti politici oltre che letterari. Un augurio sincero a Ivano Mingotti che possa continuare a scrivere portando il suo contributo alla cultura italiana.

lunedì 5 marzo 2012

tav o no tav

Voglio parlare ancora una volta del problema dell'alta velocità in Val Susa. Non voglio ripetermi ma sono costretto a farlo.. l'Italia ha bisogno della tav Torino-Lione? Credo che in un periodo di crisi profonda come questo non sia necessario, sarebbe un rischio troppo grande per il nostro paese. Se dobbiamo per forza spendere soldi, facciamolo per gli ospedali che cadono a pezzi, facciamolo per le scuole, facciamolo per la Salerno- Reggio Calabria che da trentanni è ridotta in condizioni pietose e ogni anno dobbiamo contare i morti per incidenti a causa dell'asfalto mal messo, facciamolo per tutte le associazioni che si occupano dei diritti di tutti i bambini orfani, senza fissa dimora, poveri, malati, facciamolo per tutti quei paesi che si trovano devastati dalle guerre civili nell'Africa sub sahariana, di cui per all'altro nessuna delle grandi nazioni occidentali  parla o pensa di intervenire per far cessare i conflitti sanguinosi che portano milioni di morti. "Di solito interveniamo solo quando abbiamo delle garanzie di portarci a casa del petrolio e un po' di denaro macchiato dal sangue di innocenti". I soldi spendiamoli bene, non spendiamoli inutilmente.

Storia d'Italia 06 - Dalla prima Repubblica al berlusconismo (1963-2000)...

"Nudi Verso La Follia" - Festival di Parco Lambro 1976_(film/documentari...

sabato 3 marzo 2012

Sotto un sole nero

Lo scrittore Ivano Mingotti il giorno 7 Marzo alle ore 21.00 presso il circolo PD Rigoldi di via Hermada 8 (niguarda) presenterà il suo ultimo romanzo "Sotto un sole nero". Accorrete numerosi e non perdetevi questa serata di cultura letteraria. 

venerdì 2 marzo 2012

Alta velocità in Val di Susa

Mi viene da pensare alcune piccole cose sulla questione TAV e NO-TAV, voglio cercare di non prendere le parti di nessuno, ma una domanda me la pongo, E' necessario per l'Italia  fare il collegamento di alta velocità Torino- Lione? Non so darmi una risposta.  Però potrei dire che il costo per la realizzazione è cosi enorme che sarebbe un rischio troppo grosso in un periodo storico come questo dove l'economia italiana è bloccata avventurarci in qualcosa di cosi grande. Il problema della mafia non è da sottovalutare, siamo un paese a rischio estremo di infiltrazioni mafiose, pensate se quello che sta accadendo per l'expo di Milano dovesse accadere in Val di Susa.. Non lo so, non riesco a capire cosa sia meglio, se rischiare e progredire o rallentare e aspettare tempi migliori per realizzare un'opera di cosi tanta importanza.

giovedì 1 marzo 2012

L'unità


L'Unità è un giornale fondato da Antonio Gramsci nel 1924. Deve tornare nelle bacheche delle fabbriche come sempre è stato..